FIRENZE. INNOVATORI E ARTISTI DI TRANSIZIONE
16 Novembre 2020

Nella città Toscana convivono a lungo Gotico e Rinascimento mentre alcuni artisti, pur legati al gotico, si aprono lentamente alla originale proposta rinascimentale.
di Fabio Massimo Penna
Per tutta la prima parte del Quattrocento a Firenze convivono Gotico Internazionale e Rinascimento. La coesistenza delle due esperienze artistiche in città perdura per un periodo abbastanza lungo mentre lentamente le novità proposte da Brunelleschi, Donatello e Masaccio raggiungono altri centri della penisola per imporre una nuova visione del fare creativo. Parallelamente all’operare pratico dei tre padri del Rinascimento Leon Battista Alberti svolge un’importante attività teorica ponendo le basi concettuali per la prospettiva a un unico punto di fuga brunelleschiana. Le sue riflessioni sull’arte e sull’architettura sono contenute nel De pictura, nel De statua e nel De re aedificatoria. Notevole anche la sua produzione letteraria nella quale spiccano i Quattro libri della Famiglia dove, attraverso un dialogo immaginario con i suoi congiunti, definisce la famiglia come nucleo fondamentale della vita sociale.
L’Alberti è, però, anche uno dei massimi architetti del Quattrocento e a Firenze la sua presenza è testimoniata da una serie di capolavori. Per la facciata di Santa Maria Novella, Alberti è chiamato a intervenire su di una struttura preesistente che era stata lasciata incompiuta, essendo stata realizzata solo la zona inferiore. L’architetto non stravolge lo stile dell’opera creando un insieme nel quale convivono armoniosamente il gotico della parte inferiore con l’opzione rinascimentale dell’area superiore, collegati da una fascia orizzontale con riquadri e raccordati da due grandi volute che fiancheggiano il rosone. A coronare la facciata è un imponente frontone triangolare. Seguendo le innovazioni rinascimentali Alberti imposta il suo intervento su rapporti modulari basati sul quadrato e sul cerchio. Il rivestimento a tarsie geometriche bianche e verdi che percorre la facciata è l’elemento che integra la parte antica a quella moderna e rinvia all’esterno della chiesa di San Miniato al Monte. Le teorie albertiane trovano espressione anche nella facciata di Palazzo Rucellai nella quale coniuga classicismo a rigore geometrico. Il ritmo è scandito dall’orizzontalismo dei cornicioni marcapiano e dal verticalismo delle lesene sovrapposte seguendo l’ordine della tradizione (dal basso verso l’alto dorico, ionico e corinzio). Altro riferimento al passato è l’opus reticolatus della fascia che sormonta lo zoccolo. In tal modo l’architettura romana (che era stata studiata a fondo anche da Brunelleschi e Donatello) diviene un modello ineludibile per le costruzioni moderne. Le bifore, concessione all’ arte medievale, movimentano la facciata alleggerendola. Palazzo Rucellai diviene l’esempio assoluto di architettura residenziale al quale si abbeverano i grandi geni architettonici del Quattrocento fiorentino. Nella città gigliata Alberti realizza anche il Tempietto del Santo Sepolcro nella chiesa di San Pancrazio.
Insieme a Brunelleschi e Alberti l’altro grande architetto del Quattrocento fiorentino è Michelozzo Michelozzi. Allievo di Ghiberti e collaboratore di Donatello, Michelozzo lascia un’importante impronta in città. Il suo intervento per ricostruire, partendo dai resti di una precedente struttura, il convento di San Marco mostra una straordinaria capacità di coniugare la sobrietà di un edificio monastico con le innovazioni rinascimentali. La biblioteca, ripartita in navate dalla fuga prospettica di colonne con archi a tutto sesto, mostra una rara chiarezza e leggibilità delle strutture architettoniche. Michelozzo progetta anche Palazzo Medici-Riccardi. Derivato dalla tradizione fiorentina delle case-fortezza, Palazzo Medici-Riccardi si presenta come una struttura a forma di cubo movimentata dall’impiego nella facciata di bugno sia rustico che liscio e alleggerita dalla sequenza di bifore. Notevole è anche il cortile interno con un portico ritmato da archi a tutto sesto su colonne corinzie e adornato da fregi e festoni. Anche questo palazzo, come palazzo Rucellai, ottiene uno straordinario successo imponendosi come modello residenziale per l’aristocrazia urbana fiorentina.
Nella città gigliata non operano solo artisti gotici e innovatori rinascimentali ma anche geni che tentano nella loro opera di accordare le due esperienze, ponendosi come un ponte tra le due maniere di fare arte. Masolino da Panicale ha l’opportunità di lavorare fianco a fianco con l’innovatore Masaccio, dalla tavola realizzata in coppia della Sant’Anna Metterza degli Uffizi agli affreschi della Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine. In relazione a quest’ultima collaborazione abbiamo già, in un precedente articolo, evidenziato le differenze stilistiche tra la Cacciata dei progenitori di Masaccio e il masoliniano Peccato originale. L’affresco del Banchetto di Erode del Battistero di Castiglione Olone, realizzato in epoca successiva alla collaborazione con il pittore di San Giovanni Valdarno, mostra un graduale inserimento della prospettiva lineare centrica all’interno di una composizione ancora legata ai modi eleganti e leggiadri del gotico. Gli anni fiorentini lasciano una traccia notevole nello stile di Masolino.
Figura importante del Quattrocento, sebbene non coinvolta nella rivoluzione rinascimentale, è quella di Lorenzo Ghiberti, artista in competizione con Brunelleschi sia per il concorso per la seconda porta del Battistero che per quello per la cupola di Santa Maria del Fiore. Anche nella sua opera di transizione la prospettiva brunelleschiana a un unico punto di fuga convive con le raffinatezze gotiche in una lenta ma costante apertura al nuovo. Ghiberti svolge anche un’importante attività teorica come testimonia il trattato I commentari. La suaporta del Battisterodi Firenze, ammirata da Michelangelo che la definisce la porta del Paradiso, mostra nella formella con L’incontro della regina di Saba con re Salomone una precisa inquadratura fondata sulla prospettiva lineare centrica in particolar modo visibile nella fuga delle colonne delle architetture sullo sfondo.