FIRENZE. I SEGUACI DELLA RIVOLUZIONE RINASCIMENTALE DA BEATO ANGELICO A BOTTICELLI
19 Novembre 2020

Le novità rinascimentali si impongono nel capoluogo toscano grazie anche a Beato Angelico, Andrea Del Castagno, Paolo Uccello e Sandro Botticelli.
di Fabio Massimo Penna
Come abbiamo evidenziato in precedenza, tra le opere più importanti della fase iniziale del Rinascimento, vi è l’edificazione del Convento di San Marco progettato dall’architetto Michelozzo. Ad adornare l’imponente edificio è l’intervento di uno dei primi pittori ad accogliere le novità rinascimentali, Beato Angelico (secondo alcuni studiosi dovrebbe essere chiamato Fra Angelico). La sua profonda religiosità lo porta a inserire le teorie rinascimentali all’interno di un’arte che ha al suo centro la fede. L’ideale dell’uomo come centro del mondo e misura di tutte le cose (l’omo mensura) si coniuga a una fiducia totale nell’intervento divino. In tal modo “Egli si sforza di saldare – più di tutti gli artisti fino ad ora esaminati – le conquiste rinascimentali (prospettiva e realismo in primis) con valori risalenti all’estetica medievale, come la funzione didattica dell’arte e il valore mistico della luce, proiezione terrena della divinità” (Pierluigi De Vecchi – Elda Cerchiari, Arte nel tempo – Dal Tardogotico al Rococò, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, Milano, 1991-1992). La funzione pedagogica dell’arte è confermata dalla serie di affreschi che egli realizza nelle celle dei frati che hanno la funzione di ispirarli nei momenti di riflessione e preghiera. L’imponente impegno convince l’Angelico a impiegare alcuni collaboratori, fatto questo che spiegherebbe il diverso livello qualitativo dei vari affreschi. Inoltre alla magnificenza della pala d’altare per la chiesa fa da contraltare l’essenzialità degli affreschi per le celle dei monaci. Il tema dell’Annunciazione viene ripreso più volte, inquadrato in un ambiente spoglio e luminoso che per la semplicità rinvia alla stessa cella in cui è dipinto o in una struttura inquadrata in prospettiva che apre sull’hortus conclusus. Il Cristo deriso invita il riguardante alla meditazione e alla concentrazione. I toni dimessi del colore, la composizione fondata su uno schema piramidale, l’immagine di Cristo bendato e sottoposto alle ingiurie e alle violenze degli aguzzini invitano a una profonda e dolorosa riflessione. Il museo di San Marco ospita anche le tempere su tavola del Giudizio Universale, della Deposizione dalla croce della Pala di Santa Trinita e la Pala di San Marco.
La prospettiva lineare centrica è anche il perno intorno al quale ruota l’arte di Andrea del Castagno. Questa scelta appare evidente nell’architettura prospettica, una sorta di ambiente rettangolare che rinvia al palcoscenico teatrale, dell’Ultima cena (refettorio della Chiesa di Sant’Apollonia) in cui la convergenza delle linee in un unico punto di fuga è evidenziato dalla rigorosa inquadratura delle mattonelle del soffitto e del pavimento. La sala dove si svolge l’evento sacro è compressa con le pareti e il pavimento abilmente scorciati. Andrea fonde ambiente reale e quello dipinto in quanto “il vano architettonico è concepito – con rigorosa applicazione della prospettiva centralizzata – come continuazione e ampliamento dello spazio reale del refettorio” (Elena Bairati-Anna Finocchi, Arte in Italia- L’Italia nel Rinascimento, Loescher editore, 1984). L’abilità prospettica di Andrea del Castagno è confermata dall’audace e spettacolare scorcio del crocifisso dell’affresco Trinità e Santi della Chiesa della SS. Annunziata. Agli Uffizi si possono ammirare alcuni affreschi staccati dal ciclo degli Uomini e Donne illustri di villa Carducci a Legnaia, tra i quali spicca quello raffigurante Farinata degli Uberti.
Il chiostro verde di Santa Maria Novella ci permette di incontrare una personalità singolare, in qualche modo eccentrica rispetto alla cultura quattrocentesca fiorentina: Paolo di Dono, detto Paolo Uccello per la sua abilità nel ritrarre i volatili. Definito dal Vasari “di sofistico ingegno dotato”, Paolo Uccello è famoso anche per l’aneddoto che lo vede trascorrere le notti a studiare la prospettiva e una volta richiamato dalla moglie “Paolo vieni a dormire” rispondere semplicemente: “Che cosa meravigliosa è questa prospettiva!” Sfortunatamente per lui, però, la sua assenza da Firenze negli anni in cui si diffondevano le novità rinascimentali, fece sì che la sua comprensione della prospettiva fosse parziale. Nelle sue opere vediamo che sono inseriti vari punti di fuga, fatto questo che impedisce all’artista di ottenere quella compattezza della visione che era lo scopo fondamentale della scoperta brunelleschiana. Un chiaro esempio di questa sua concezione prospettica si trova proprio nel chiostro verde nell’affresco Diluvio e recessione delle acque in cui due imponenti arche sono impostate su due punti di fuga incrociati con l’effetto di dilatare lo spazio dell’affresco donando un’apparenza onirica all’insieme. Singolare anche l’affresco che raffigura il monumento equestre a Giovanni Acuto (Santa Maria del Fiore), impostato su di un duplice punto di vista: la base del monumento è ripresa dal basso mentre cavallo e cavaliere sono inquadrati all’altezza dello spettatore. Presso la Galleria degli Uffizi è conservata una delle tre tempere su tavola della Battaglia di San Romano (le altre due si trovano al Louvre e alla National Gallery) anch’essa caratterizzata da una dimensione favolistica e dalla consueta prospettiva doppia.
Altro gigante del Rinascimento è Sandro Botticelli. Il visitatore ha la fortuna che una buona parte dei suoi capolavori è conservata presso gli Uffizi (La Fortezza, La Madonna del Magnificat, La Primavera, La Nascita di Venere, L’ Adorazione dei Magi, La Calunnia di Apelle). Le sue immagini sono siglate da un disegno dal contorno ben rilevato. Questa linea dinamica e fluida ma anche delicata permette di ottenere un’armonia e una bellezza intese come regole fondamentali per l’equilibrio dell’universo. Il suo rigore stilistico fondato sulla piena assimilazione delle regole prospettiche si sfalda nelle ultime opere. L’artista aveva seguito con interesse le prediche di Savonarola e la morte del frate ferrarese, scomunicato dal Papa e condannato al rogo assieme ad alcuni seguaci, lo ridusse in uno stato di profonda prostrazione. Questa perdita di punti di riferimento si nota nella Natività mistica della National Gallery in cui, messe da parte le conquiste prospettiche rinascimentali, torna a una pittura arcaica in cui le dimensioni dei personaggi raffigurati non sono dettate dalla loro disposizione nello spazio ma dall’importanza devozionale delle figure (la Vergine è grande quasi il doppio degli angeli che si trovano alla sua stessa altezza nello spazio della tela). Una regressione dovuta all’incertezza dell’epoca che non mette in discussione la piena adesione dell’artista alle teorie rinascimentali. Nell’ Adorazione dei Magi le figure degli astanti sono disposte ai lati della capanna creando una piramide ideale che trova il suo vertice nella Madonna mentre sullo sfondo appaiono rovine antiche. Nei personaggi raffigurati tra i presenti al sacro evento si riconoscono alcuni membri della famiglia Medici, da Giuliano a Lorenzo a Cosimo, mentre Botticelli stesso si rappresenta in primo piano con lo sguardo rivolto verso il pubblico. La Madonna del Magnificat mostra una inedita inquadratura a grandangolo con le figure allungate che seguono l’andamento circolare della tavola. Un’opera come la Primavera ha sempre posto problemi interpretativi per la simbologia che la caratterizza: se la primavera si riferisce all’idea di rinascita le figure, da Zefiro a Clori, da Flora a Venere, dalle Grazie a Mercurio sembrano indicare la vittoria della ragione sugli istinti e il passaggio dall’amore terreno a quello platonico. La Nascita di Venere è innervata da una linea netta che definisce chiaramente i contorni delle figure e da una stilizzazione evidente nelle onde marine semplificate in schematiche linee curve. L’inserimento di qualche arcaismo (le figure sembrano semplicemente appoggiate sullo sfondo) annuncia la crisi spirituale e artistica degli ultimi anni.